“Donato Bizamano: la “Natività” della pinacoteca metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari”

di Marco Tedesco, storico dell’arte RAM Rinascita Artistica del Mezzogiorno

Donato Bizanamo, Natività, 1542, Bari, pinacoteca provinciale Corrado Giaquinto

Donato Bizanamo, Natività, 1542, Bari, pinacoteca metropolitana Corrado Giaquinto

Quando entriamo in un museo, in una pinacoteca o in qualsiasi luogo in cui ci siano opere d’arte, siamo davanti a delle vere e proprie storie di vita che compongono pagine inedite ed affascinanti della storia dell’arte italiana.
Alcune di queste pagine ci sono offerte dalla pinacoteca metropolitana Corrado Giaquinto di Bari, presentandoci Donato Bizamano, un artista che, insieme al fratello Angelo più anziano di lui era originario dell’isola di Creta e insieme al quale in una data imprecisata si trasferì in Puglia, impiantando una fiorente bottega ad Otranto nella prima metà del XVI secolo, dalla quale uscirono molte opere firmate e datate, oggi divise tra il museo archeologico di Spalato, gli Stalaaliche Museen di di Berlino, il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, i Musei Vaticani, la Walters Art Gallery di Baltimora ed altre opere di bottega o andate perdute.

Donato Bizamano, Madonna col Bambino e i Ss. Francesco e Caterina d'Alessandria, 1539, Bari, pinacoteca provinciale Corrado Giaquinto

Donato Bizamano, Madonna col Bambino e i Ss. Francesco e Caterina d’Alessandria, 1539, Bari, pinacoteca metropolitana Corrado Giaquinto

 

Angelo Bizamano, Madonna col Bambino e San Giovannino, XVI sec., Bari, pinacoteca metropolitana Corrado Giaquinto

 

La “Natività” di Donato Bizamano che qui presentiamo, forma una sorta di trio all’interno della pinacoteca con un’altra icona  sempre della mano di Donato Bizamano, ossia una Madonna col Bambino e i Ss. Francesco e Caterina d’Alessandria ed un’altra dipinta dal fratello Angelo, ossia una Madonna col Bambino e San Giovannino. Un trio di opere che racconta l’importanza nella storia dell’arte italiana del Cinquecento ed in particolar modo nella storia dell’arte pugliese, di questa bottega di artisti di origine cretese attivi nella produzione di icone, il cui linguaggio artistico si adatta alle esigenze della committenza locale.

In questa Natività, Donato Bizamano ci mostra un ampia veduta di Campagna con sullo sfondo due città e la visione di una catena montuosa in lontananza, sulla quale si scorge in penombra la presenza di una fortezza turrificata, raffigurazione allegorica della residenza di Erode e davanti ad essa due colline, da dietro le quali spunta il corteo dei Magi al seguito della stella, diretto verso il luogo della nascita di Cristo che qui avviene davanti ad una umile capanna costruita tra i resti di antiche architetture, simbolo del trionfo del Cristianesimo sul paganesimo, in cui San Giuseppe e la Vergine sono in adorazione del Bambino che qui giace in una mangiatoia fatta di vimini, sulla quale chinano il capo un bue ed un asino. Questo particolare riporta alla mente le parole del profeta Isaia “Il bue conosce il proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone” (Isaia, libro I, 1-6, Nuova riveduta).

 

Donato Bizamano, Natività, part. con il viaggio dei Magi e la cometa

Donato Bizamano, Natività, part. con il viaggio dei Magi e la cometa

Donato Bizamano, Natività, 1542, part. del viaggio dei Magi e del suonatore di zampogna

Donato Bizamano, Natività, 1542, part. del viaggio dei Magi e del suonatore di zampogna

Dietro di loro un gregge al pascolo, un cane da guardia ed un pastore seduto, intento a suonare una zampogna. Questo tipo di zampogna è diverso dagli altri tipi in uso nel resto dell’Italia meridionale, con quattro canne di varie dimensioni che partono dal centro dell’otre fatto in pelle di capra o di pecora ed un insufflatore attraverso il quale il suonatore immette l’aria nell’otre. Qui siamo in ambito pugliese e la zampogna riprodotta da Donato Bizamano in questa piccola icona corrisponde ad un modello di zampogna ancora in uso a Palmi, piccolo centro del subappennino dauno in provincia di Foggia, il cui otre è in pelle d’agnello e le canne sono due, una per la melodia che parte dal centro dell’otre e l’altra in corrispondenza dell’arto sinistro anteriore.zampogna di panni

A differenza di quanto avviene nell’icona di Angelo Bizamano, ossia la Madonna col Bambino e San Giovannino e l’altra icona di Donato Bizamano ossia la Madonna col Bambino e i Ss. Francesco e Caterina d’Alessandria, in cui è la figura umana a padroneggiare la scena mentre il paesaggio funge da mero elemento scenografico, nella Natività di Donato Bizamano, il paesaggio diventa il principale protagonista della scena. E’ all’interno di esso che tutto si svolge, le figure sono in esso inserite in un rapporto di completa unione con la natura e con la realtà in cui esse vivono e agiscono, della quale Donato Bizamano si mostra un attento osservatore.

Ancora una volta, la storia dell’arte italiana ci ha sorpreso facendoci scoprire uno straordinario mondo artistico, quello di Donato Bizamano e della sua bottega condotta insieme al fratello Angelo. Un mondo in cui la cultura pittorica orientale e quella occidentale si fondono evidenziando un forte legame tra di esse.

 

 

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