“La decorazione pittorica del soffitto della chiesa del Purgatorio di Lagonegro: il “Cristo in gloria tra angeli musicanti” ” di Marco Tedesco, storico dell’arte Ram Rinascita Artistica del Mezzogiorno
La cittadina lucana di Lagonegro in provincia di Potenza, non smette di mostrare a chi vi giunge autentiche pagine di storia dell’arte italiana. A queste pagine, segnate dalla presenta in città di opere attribuite a tanti artisti tra cui Giovanni Balducci, Anselmo Palmieri e il locale Antonio Cascini (sua è la tela della Santissima Trinità, conservata nella chiesa lagonegrese ad essa dedicata), contribuisce la decorazione pittorica del soffitto della chiesa del Purgatorio, attribuita ad un anonimo maestro, sicuramente appartenente alla cerchia dei seguaci di luca Giordano.

Anonimo maestro, Cristo in gloria tra angeli musicanti, XVII/XVIII sec., Lagonegro (Potenza), chiesa del Purgatorio (foto Barbara Cirigliano)

Luca Giordano, San Michele scaccia gli angeli ribelli, 1666, Vienna, Kunsthistorisches Museum
Nel caso del Cristo in Gloria tra angeli musicanti della chiesa del Purgatorio di Lagonegro, Cristo appare seduto su un trono fatto di nuvole, circondato da angeli musicanti i quali rispettivamente suonano un organo, una viola, una mandola e un flauto. Strumenti che, citando le parole del Maestro Ambrogio Sparagna, indicano un livello di musicalità “celestiale” in quanto vicina a Dio (Ambrogio Sparagna, L’Avvenuta Profezia, presepi novene e canti di Natale, Finis Terrae edizioni, p. 16) e con i quali gli angeli invitano l’osservatore a lodare Dio e ad esultare “con canti di gioia” (salmo 98, 4).

Anonimo maestro, Cristo in gloria tra angeli musicanti, part.(foto di Barbara Cirigliano)
Nella storia dell’arte, ed in particolar modo nella storia dell’arte lucana, troviamo altri esempi di angeli suonatori: un esempio e il dipinto di Giovanni de Gregorio detto il Petrafesa, pittore originario di Satriano di Lucania nonchè il maggior esponente della pittura lucana del XVII sec., raffigurante la Vergine che consegna la pianeta a Sant’Ildefonso, datato al XVII sec. oggi conservato ad Abriola, altra importante cittadina in provincia di Potenza, nella chiesa Madre, in cui nel registro superiore della scena in entrambi i lati sono raffigurati angeli suonatori, l’uno con in mano un violino e l’altro una mandola.
Nel dipinto lagonegrese qui preso in esame, Cristo mostra con la mano il suo Cuore. Questo aspetto ci fa pensare che il dipinto sia legato alla diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù, la cui maggior fioritura avvenne per tutto il XVII sec. e per gran parte del XVIII sec., grazie anche all’impulso dato a tale devozione dai Gesuiti, i quali erano attivi nel regno di Napoli fino al 1767, anno in cui vennero espulsi dal regno ad opera di Ferdinando IV di Borbone il quale, seguendo l’esempio della spagna Governata in quegli anni dal padre Carlo, volle attuare una politica basata sull’assolutismo illuminato, alla quale i gesuiti reagirono appoggiando i nobili di opposizione.

Giovanni de Gregorio detto il Pietrafesa, La Vergine consegna la pianeta a Sant’Ildefonso, XVII sec., Abriola (Potenza), chiesa madre

Giovanni de Gregorio detto il Pietrafesa, La Vergine consegna la pianeta a Sant’Ildefonso, part.

Anonimo maestro, Cristo in gloria tra angeli musicanti, part. (foto di Barbara Cirigliano)
Sulla datazione del dipinto, si è proposto un arco di tempo che va dalla fine del XVII all’inizio del XVIII sec. In questo periodo nell’arte italiana si guarda ancora in parte alla rivoluzione pittorica apportata dal Caravaggio, per quanto riguarda la raffigurazione dei personaggi nelle pose e nella muscolatura, mentre le tonalità chiare prendono il sopravvento, attraverso giochi di luce che vanno a costruire le figure, alla maniera dei giordaneschi lucani del XVIII sec., i quali preferiscono attenersi, per dirla con Rossella Villani, alla “maniera dorata” della pittura di Luca Giordano, della quale si propone come esempio il San Michele scaccia gli angeli ribelli del Kunsthistorische Museum di Vienna, dipinto dal maestro napoletano durante il periodo veneto della sua attività artistica.

Luca Giordano, San Michele scaccia gli angeli ribelli, 1666, Vienna, Kunsthistorisches Museum
Si evince, nel caso del dipinto lagonegrese qui preso in esame, un avvicinamento alla maniera giordanesca proposta da Anselmo Palmieri, artista originario di Polla attivo in Basilicata nei primi decenni del XVIII sec., nel dipinto raffigurante la Madonna con Bambino e Anime Purganti

Anselmo Palmieri, Madonna col Bambino e Anime Purganti, 1725/1728, Muro Lucano (Potenza), Cattedrale
Sia nel dipinto lagonegrese qui preso in esame e sia nel dipinto di Anselmo Palmieri, la maniera dorata di Luca Giordano corrisponde alla raffigurazione del cielo inteso come spazio in cui la divinità vive, simbolo della grazia divina a cui l’osservatore può accedere solo attraverso la preghiera.
Con il Cristo in gloria tra angeli musicanti della chiesa del Purgatorio di Lagonegro, in provincia di Potenza, la storia dell’arte italiana e in particolare dell’arte lucana, rivela ancora una volta tesori sconosciuti, continuando a dimostrare che il sud Italia è, per dirla con le parole di Philippe Daverio, “il più grande museo a cielo aperto che esiste in Europa”.
Marco Tedesco